Artigianato o digitale

DiGiancarlo Di Marco

Artigianato o digitale

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"Artigianato digitale" scuote profondamente, non tanto e non soltanto perché si tratta di fatto di un ossimoro, ma perché dimostra lo stato di assoluta confusione che regna nelle menti dei teorici e degli operatori del mio settore, quello del disegno digitale (includendo nella sua accezione più ampia anche le fasi di realizzazione del disegno, ovvero la fabbricazione digitale).

Per quanto l'attività del disegno digitale sia estremamente affascinante ed attuale, sfugge totalmente il senso di ricorrere alla parola artigianato per definirla seppur parzialmente: non c'è possibilità di accostare i due termini, neanche come provocazione, si tratta di un errore concettuale di fondo.

Sia chiaro, è comprensibile l'intenzione ma non tutto ciò che è comprensibile è necessariamente lecito o ha un senso.

Il disegno digitale, che oggi si vuol equiparare a un "artigianato evoluto" o, come anche si suol dire, "artigianato 2.0" (definizione questa che se possibile è ancora peggiore di "artigianato digitale"!), è la standardizzazione delle tecniche e tecnologie di produzione massiva, ovvero il fenomeno che fin dalla metà del 18° secolo ha di fatto determinato il declino dell'artigianato, o la sua morte in alcuni settori.

Poiché il disegno digitale è una disciplina in cui si progettano e realizzano prodotti, si può certamente pensare di fare un parallelo con l'artigianato ma questo dovrebbe necessariamente esaltare le enormi differenze e/o i punti di contatto fra i due ambiti, e non creare la confusione che volutamente si cerca di creare coniando termini ameni ed ossimori improbabili.

Di fatto il disegno digitale è la standardizzazione del disegno e della produzione, è la rinuncia all'unicità e a tutta una serie di valori specifici del prodotto unico, valori indissolubilmente legati all'artigianato e che si possono riassumere in due concetti: la cultura di progetto e il sapere incarnato.
Il disegno digitale, così come viene enfaticamente teorizzato ed applicato, è la negazione dell'artigianato.

E' possibile dunque che alla base di neologismi come "artigianato digitale" cia sia una confusione mentale-culturale-storica.
Ma c'è un'altra possibilità: la deriva tecnologica.

La deriva tecnologica si riconosce ogni qualvolta di fronte a un prodotto, in qualsiasi campo di applicazione, l'unica ragione che riusciamo a incontrare per la sua esistenza è "perché si" - velleità progettuale, oppure "e perché no?" - inutilità del disegno.
E non si tratta di un fenomeno nuovo: il bad use of technology esiste da sempre, rapportato in ogni epoca al livello tecnologico disponibile e sempre riconoscibile nella produzione della rispettiva epoca.

La deriva tecnologica è rappresentata nella quasi totalità delle applicazioni di disegno digitale (standardizzazione del disegno, produzione in serie, perdita del valore immateriale del disegno, disegno decontestualizzato, ecc.) e crea senz'altro un conflitto in chi opera nel settore: di fatto questo fenomeno si percepisce abbastanza chiaramente nella produzione contemporanea e ci porta a questionare il valore profondo della cosiddetta rivoluzione industriale in atto.

Il mondo fisico e quello virtuale sono inondati da disegno velleitario e disegno inutile.
Bad use of technology. La possibilità di fare qualsiasi cosa, barricata dietro la libertà e il diritto di poterlo fare, ha generato e continuerà a generare derive.
Dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti l'evidente perdita di valore che il disegno contemporaneo ha subito e continua a subire per effetto della deriva tecnologica e dell'esasperata ricerca dell'economia di scala, a sua volta dettata principalmente da fenomeni ormai incontrollabili come la globalizzazione (altro termine raccapricciante).

Forse proprio dalla percezione diffusa di questa deriva tecnologica nasce la volontà di equiparare il disegno digitale all'artigianato, come se parlare di artigianato digitale servisse a conferire a questo nuovo modello di disegno e produzione inumani la stessa dignità e lo stesso valore dell'artigianato reale.

Un modo per ridimensionare il fenomeno digitale e le sue conseguenze attuali è quello di "smorzare i toni" usando il buon senso.

La tecnologia di cui si dispone è uno strumento. La tecnologia o la possibilità tecnologica di disegnare o produrre qualsiasi cosa non va confusa con la necessità di produrre qualsiasi cosa solo perché tecnologicamente possibile.
Dunque non si tratta solamente della possibilità tecnologica di progettare o fabbricare oggetti complessi: se non si riesce a vedere più in là di questo, l'artigianato è destinato a soccombere alle leggi della società moderna, efficiente, standardizzata, seriale, 0100101010010111010101...

Ancor meglio, la tecnologia è come qualsiasi altro strumento di qualsiasi epoca storica: in mani sapienti serve a produrre bellezza, altrimenti produce sgorbi.
Infatti esistono eccezioni, casi di disegno digitale che fanno la storia della nostra epoca. Ma questo non può portare acriticamente a osannare il disegno digitale come fosse la rivoluzione del disegno e l'evoluzione dell'artigianato.
Sarebbe come dire che Leonardo ha dipinto La Gioconda perché nella sua epoca esistevano i colori a olio e si potevano tagliare tavole di legno.

Dietro ogni successo del disegno, sia esso digitale o analogico, c'è l'uomo, c'è la cultura di progetto, c'è il sapere incarnato.

Ai miei studenti dico sempre "non innamoratevi di un software, innamoratevi del vostro disegno".
Gli strumenti nascono, generano possbilità, passano.
Noi li usiamo.
Usiamoli bene.

Immagine Gioconda-selfie: http://www.scientificast.it/

Info sull'autore

Giancarlo Di Marco administrator

Docente universitario di disegno e fabbricazione digitale, sia in corsi di laurea che in specializzazioni e master. Iscritto dal 2017 al sistema nazionale di ricerca scientifica e tecnologica messicano (Conacyt), svolge attività di ricerca sull'innovazione nell'educazione.