Archivio degli autori Giancarlo Di Marco

DiGiancarlo Di Marco

Corruzione

E ancora a dire la mia, oggi sulla corruzione.
In Messico, dove vivo, tutti si lamentano della corruzione, anche gli italiani che vivono qua.
E le osservazioni che vengono sollevate riguardano per lo più due casistiche: 1) il potente di turno che in virtù della sua posizione può arraffare tutto ciò che vuole arricchendo sé e la sua famiglia (spesso estesa) e 2) il poliziotto di turno che si lascia corrompere per (l'equivalente di...) pochi euro e che ti lascia guidare ubriaco o non ti multa per divieti vari.
Tutto giusto, la corruzione c'è e si vede!
E tuttavia...
 
Mi preoccupa infinitamente di più la corruzione italiana, che non si vede.
Quella che ti fa pagare il 22% di IVA che presto sarà il 23%.
Quella che ti impone la minimum tax per cui anche se non fatturi paghi lo stesso le tasse.
Quella che ti toglie (mediamente) metà dei tuoi guadagni con le tasse.
Quella che oltre a dimezzarti lo stipendio con le tasse ti lascia di fatto anche senza i servizi più elementari.
Quella che non le interessa migliorare i servizi perché è in combutta con i servizi privati.
Quella mascherata da istituzioni e regole e leggi statali-regionali-provinciali-comunali.
Quella che crea, consolida e blinda corporazioni varie.
Quella che istituzionalizza l'influenza degli interessi privati nella legislazione del paese.
Quella che pensa solo a se stessa e non ti lascia fare la tua vita.
 
Messico.
Allestisci un carretto per vendere spremute d'arancia per strada.
Investimento: costo di allestimento del carretto.
Costi di esercizio: acquisto di arance.
Utili: ricavo delle vendite delle spremute meno costo di acquisto delle arance.
Corruzione: più o meno mensilmente passa "qualcuno" a ritirare la tangentina d'obbligo.
 
Italia.
Allestisci un carretto per vendere spremute d'arancia per strada.
Investimento: costo di allestimento del carretto.
Costi di esercizio: acquisto di arance.
Utili: ricavo delle vendite delle spremute meno costo di acquisto delle arance.
Corruzione:
  1. Corso di manipolazione di alimenti... Esatto, come se stessi aprendo un ristorante! Tagliare a metà un'arancia e spremerla è, per la legge italiana, lo stesso che sfilettare un pesce-palla e servirlo crudo! Importo: 700EUR.
  2. Licenza commerciale... Esatto, come se stessi aprendo un locale! Importo: (più o meno) 10.000EUR.
  3. Occupazione di suolo pubblico...
  4. Verifiche ASL...
  5. Denunce del bar dietro l'angolo (gli togli mercato)...
  6. Altre verifiche ASL "mandate" dal proprietario del bar dietro l'angolo...
  7. Colui che ha il potere di mettere il bastone fra le ruote della tua attività, che arriva e poiché fa caldo ed ha sete gentilmente "ti chiede" una spremuta che tu gentilmente "gli doni"...
  8. Varie ed eventuali...

E' giusto come funziona in Messico? No. Ed è evidentemente e palesemente un sistema corrotto.
Ma ti lascia vivere!

Fino a che punto è doveroso anteporre la giustizia alla possibilità per la gente di sopravvivere?

DiGiancarlo Di Marco

Simplified Complexity – Primi feedback

Arrivano i primi feedback dai lettori del mio libro Simplified Complexity - Medoto per la modellazione NURBS avanzata con Rhinoceros.

Sono soddisfatto del prodotto, ancora devo finirlo di studiare ma mi sembra ben strutturato e di facile comprensione. Ho già delle buone basi del programma ma trovo interessante le varie sfumature per arrivare al progetto attraverso diversi processi.

Libro molto valido, spiegato benissimo.

Ottimo libro per chi usa la modellazione come strumento di progettazione!

Il prodotto ricevuto è conforme a quanto scritto nella descrizione. Raccomando questo prodotto per la sua qualità in quanto esprime in maniera chiara ed efficace i punti chiave del procedimento di modellazione.

Già al primo contatto il feeling è stato molto positivo: bella grafica e bel materiale. Il primo capitolo è andato giù liscio in un batter d'occhio. Leggendo l'indice e sfogliando velocemente, le aspettative sono molto alte.

DiGiancarlo Di Marco

Ciao terremoto

Tanta gente, vittima di stereotipi e cliché mediatici e anche di un po' di ignoranza, mi ha domandato e mi domanda come si vive in Messico.

Prima di tutto una notizia che ho scoperto essere, per l'italiano medio, un vero e proprio scoop: il Messico fa parte del Nord America! Tadaaaaaa! Si parla spagnolo ma si sta insieme a USA e Canada. Sapevatelo!

Detto questo, niente sombrero né siesta, qui si lavora più che in Italia e, a parte la zona desertica a nord del paese, il clima non è affatto da morire di caldo.
Giusto per dare un'idea: ci sono giorni in cui entro all'università alle 6:30am perché le lezioni iniziano alle 7 di mattina; e ci sono giorni in cui esco dall'università alle 10:30pm perché le lezioni finiscono alle 22.

Da nord a sud di Città del Messico, in mezzo alla città, c'è un'autostrada su due livelli: al piano terra 4 corsie più due laterali; al primo piano 6 corsie. Nel centro ci sono torri di svariate decine di piani... come in "ammerica".
Ma tutto questo è folklore, gossip, quasi sfottò, me ne rendo conto e mi scuso.

Però c'è qualcosa che veramente non capisco, ed è questo.
Ieri, 7 Settembre 2017 alle 23:49 la terra ha tremato qui in Messico. Io stavo finendo di tradurre un capitolo del mio libro quando ha suonato l'allarme sismico... si, l'allarme sismico... la sirena... come non sapete cos'è? Ma perché, in Italia non c'è? Dico, almeno nelle grandi città... No?!?!?
Beh, succede che in questo Paese, il Messico, che nell'immaginario collettivo è desertico-polveroso-pericoloso, l'allarme sismico suona almeno 30sec-1min prima del terremoto. Contemporaneamente arriva un allarme sul telefono. Insomma, è difficile che uno non sappia che sta per succedere qualcosa! Certo, non è molto tempo però è qualcosa, puoi uscire, ti puoi SALVARE!

C'è un'altra cosa che non capisco.
Oggi, venerdì, le lezioni all'università sono state annullate, in realtà sono state annullate in tutte le scuole. Ma non perché gli studenti potessero restare a casa "sicuri" con i genitori, bensì perché nelle scuole venissero effettuate le verifiche strutturali!

Insomma, tutto come da noi in Italia, in quello che qui in Messico chiamano il "primo mondo", uguale uguale.

DiGiancarlo Di Marco

Architettura e Formula 1

Oggi si è conclusa la prima fase di una consulenza presso un'importante cliente, un gruppo di imprese che si dedica alla costruzione, anche di grandi opere (torri, ponti, strade, ecc.).

Ma la cosa che più mi ha colpito quando ho messo piede per la prima volta negli uffici del cliente, è stata questa macchina di F1 nell'atrio!
Sono andato a vedere qualche gran premio ed ho visto da vicino una Ferrari F1 in vetrina a Roma.

Ma una macchina di F1 in un ufficio di un costruttore, questa mi mancava!

DiGiancarlo Di Marco

World Design Summit

A fine Ottobre sarò a Montreal, Canada, per il World Design Summit 2017.

E' stato infatti approvato il mio abstract "VR as Data Visualization".

DiGiancarlo Di Marco

Non si muore più per nulla

La democrazia è un atto di fiducia, o di fede.

Milioni di persone che delegano a pochi tanto gli onori come gli oneri di amministrare la propria esistenza in ogni suo aspetto, sperando che i delegati siano all'altezza.

Tutti questi giorni di incendio sul monte Morrone, nel Parco Nazionale (!!!) della Majella, sono l'ennesima prova di un sistema italia fallimentare in quasi ogni aspetto. Tanto a livello locale come a livello nazionale.

E poco importano le polemiche, responsabilità specifiche, prassi e procedure, chi deve emettere un'ordinanza, chi ha le mani legate "perché il comma 27.31/16y dice che"... Questo, appunto, è il sistema italia fallimentare, che di fronte a un qualsiasi evento, o "emergenza" secondo la definizione tanto di moda, non sa "dove mettere le mani" perché non ne è capace come sistema!

Una calamità come questa NON PUO' persistere tanto a lungo. Punto.

E non esistono momenti opportuni per sottolineare come il sistema italia sia fallimentare: lo è atemporalmente, prima-durante-dopo l'evento catastrofico.

Alcuni dicono che non serve a niente sottolinearlo nel momento dell'emergenza. Sono parzialmente d'accordo, nel senso che se non è mai servito a nulla denunciare alcunché, figuriamoci se possa servire nel momento specifico!

C'è sempre la speranza cieca che le coscienze si sveglino, anche quelle dei "capi" della democrazia, che dovrebbero far fronte alle centinaia di incendi appiccati solo questa estate con un bel decreto legge che dica (più o meno):

Ogni singolo metro quadrato di area soggetta a incendio è convertita automaticamente, senza possibilità di appello, fino alla fine dei tempi, a riserva naturale, pertanto intoccabile, inedificabile, inutilizzabile da chiunque e per qualsiasi motivo.

Anzi, dovrebbe stare nella Costituzione, insieme alla disattesa "nota" sulla guerra...

Foto in alto: Eduardo Gentile

DiGiancarlo Di Marco

Design Principles & Practices

A Marzo 2018 sarò a Barcellona per il congresso Design Principles & Practices, presso la Elisava Barcelona School of Design and Engineering.

E' stato infatti approvato il mio abstract dal titolo "Design in the Procedural Era".

DiGiancarlo Di Marco

Artigianato o digitale

Artigiano digitale, fonderia digitale, disegno digitale, ...

"Artigianato digitale" scuote profondamente, non tanto e non soltanto perché si tratta di fatto di un ossimoro, ma perché dimostra lo stato di assoluta confusione che regna nelle menti dei teorici e degli operatori del mio settore, quello del disegno digitale (includendo nella sua accezione più ampia anche le fasi di realizzazione del disegno, ovvero la fabbricazione digitale).

Per quanto l'attività del disegno digitale sia estremamente affascinante ed attuale, sfugge totalmente il senso di ricorrere alla parola artigianato per definirla seppur parzialmente: non c'è possibilità di accostare i due termini, neanche come provocazione, si tratta di un errore concettuale di fondo.

Sia chiaro, è comprensibile l'intenzione ma non tutto ciò che è comprensibile è necessariamente lecito o ha un senso.

Il disegno digitale, che oggi si vuol equiparare a un "artigianato evoluto" o, come anche si suol dire, "artigianato 2.0" (definizione questa che se possibile è ancora peggiore di "artigianato digitale"!), è la standardizzazione delle tecniche e tecnologie di produzione massiva, ovvero il fenomeno che fin dalla metà del 18° secolo ha di fatto determinato il declino dell'artigianato, o la sua morte in alcuni settori.

Poiché il disegno digitale è una disciplina in cui si progettano e realizzano prodotti, si può certamente pensare di fare un parallelo con l'artigianato ma questo dovrebbe necessariamente esaltare le enormi differenze e/o i punti di contatto fra i due ambiti, e non creare la confusione che volutamente si cerca di creare coniando termini ameni ed ossimori improbabili.

Di fatto il disegno digitale è la standardizzazione del disegno e della produzione, è la rinuncia all'unicità e a tutta una serie di valori specifici del prodotto unico, valori indissolubilmente legati all'artigianato e che si possono riassumere in due concetti: la cultura di progetto e il sapere incarnato.
Il disegno digitale, così come viene enfaticamente teorizzato ed applicato, è la negazione dell'artigianato.

E' possibile dunque che alla base di neologismi come "artigianato digitale" cia sia una confusione mentale-culturale-storica.
Ma c'è un'altra possibilità: la deriva tecnologica.

La deriva tecnologica si riconosce ogni qualvolta di fronte a un prodotto, in qualsiasi campo di applicazione, l'unica ragione che riusciamo a incontrare per la sua esistenza è "perché si" - velleità progettuale, oppure "e perché no?" - inutilità del disegno.
E non si tratta di un fenomeno nuovo: il bad use of technology esiste da sempre, rapportato in ogni epoca al livello tecnologico disponibile e sempre riconoscibile nella produzione della rispettiva epoca.

La deriva tecnologica è rappresentata nella quasi totalità delle applicazioni di disegno digitale (standardizzazione del disegno, produzione in serie, perdita del valore immateriale del disegno, disegno decontestualizzato, ecc.) e crea senz'altro un conflitto in chi opera nel settore: di fatto questo fenomeno si percepisce abbastanza chiaramente nella produzione contemporanea e ci porta a questionare il valore profondo della cosiddetta rivoluzione industriale in atto.

Il mondo fisico e quello virtuale sono inondati da disegno velleitario e disegno inutile.
Bad use of technology. La possibilità di fare qualsiasi cosa, barricata dietro la libertà e il diritto di poterlo fare, ha generato e continuerà a generare derive.
Dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti l'evidente perdita di valore che il disegno contemporaneo ha subito e continua a subire per effetto della deriva tecnologica e dell'esasperata ricerca dell'economia di scala, a sua volta dettata principalmente da fenomeni ormai incontrollabili come la globalizzazione (altro termine raccapricciante).

Forse proprio dalla percezione diffusa di questa deriva tecnologica nasce la volontà di equiparare il disegno digitale all'artigianato, come se parlare di artigianato digitale servisse a conferire a questo nuovo modello di disegno e produzione inumani la stessa dignità e lo stesso valore dell'artigianato reale.

Un modo per ridimensionare il fenomeno digitale e le sue conseguenze attuali è quello di "smorzare i toni" usando il buon senso.

La tecnologia di cui si dispone è uno strumento. La tecnologia o la possibilità tecnologica di disegnare o produrre qualsiasi cosa non va confusa con la necessità di produrre qualsiasi cosa solo perché tecnologicamente possibile.
Dunque non si tratta solamente della possibilità tecnologica di progettare o fabbricare oggetti complessi: se non si riesce a vedere più in là di questo, l'artigianato è destinato a soccombere alle leggi della società moderna, efficiente, standardizzata, seriale, 0100101010010111010101...

Ancor meglio, la tecnologia è come qualsiasi altro strumento di qualsiasi epoca storica: in mani sapienti serve a produrre bellezza, altrimenti produce sgorbi.
Infatti esistono eccezioni, casi di disegno digitale che fanno la storia della nostra epoca. Ma questo non può portare acriticamente a osannare il disegno digitale come fosse la rivoluzione del disegno e l'evoluzione dell'artigianato.
Sarebbe come dire che Leonardo ha dipinto La Gioconda perché nella sua epoca esistevano i colori a olio e si potevano tagliare tavole di legno.

Dietro ogni successo del disegno, sia esso digitale o analogico, c'è l'uomo, c'è la cultura di progetto, c'è il sapere incarnato.

Ai miei studenti dico sempre "non innamoratevi di un software, innamoratevi del vostro disegno".
Gli strumenti nascono, generano possbilità, passano.
Noi li usiamo.
Usiamoli bene.

Immagine Gioconda-selfie: http://www.scientificast.it/
DiGiancarlo Di Marco

Buena vibra!

La sensazione più bella, pensavo, è quella che si prova tenendo per la prima volta fra le mani la copia stampata del libro.
Sbagliavo.

La sensazione più bella è vedere e leggere, nelle foto e nelle parole pubblicate sul web, la soddisfazione di coloro che hanno comprato il mio libro.

A voi il mio più grande e sincero grazie!

Il libro Simplified Complexity è acquistabile direttamente sul sito internet dell'editore Le Penseur e su Amazon.it (anche con consegna giorno successivo).

DiGiancarlo Di Marco

Millenials e istruzione

Il famoso video di Simon Sinek sui millenials e il loro rapporto con il mondo del lavoro, esprime in maniera sintetica ma lucida e precisa il come e il perché di questo fenomeno generazionale.

Personalmente condivido quasi tutto il contenuto di questa intervista, ma a me interessano più gli aspetti relativi all'educazione e alla formazione del millenial studente.
Fortunatamente (o no?) mi trovo ad insegnare proprio a studenti millenials e ne conosco già un campione sufficiente per poter trarre alcune conclusioni.

Inquadrare il fenomeno dei millenials senza considerare aspetti socio-economici contemporanei significa limitare considerevolmente la comprensione del fenomeno stesso.

Soprattutto, nell'analisi occorre essere perfettamente consapevoli di quanto quello dei millenials sia solo il primo momento in cui un processo di degenerazione globale sia diventato visibile in maniera importante. Un processo che ha radici e responsabilità lontane ed è ancora in corso, per cui le generazioni successive non saranno migliori se lasciate a se stesse.

Chiaro, di per sé i millenials non sono né meglio né peggio dei ragazzi di qualsiasi epoca e generazione precedente: stesse caratteristiche medie, stesso QI, stesso potenziale.
Cos'hanno di diverso? Probabilmente l'illusione di vivere in un mondo e in una realtà che non esiste ma che gli è stata confezionata e venduta come l'unica possibile. Una generazione che allo stesso tempo è stata tradita dalla società e a cui è stato negato il supporto consapevole da parte della famiglia, incapace quest'ultima di comprendere il cambiamento in atto nel mondo e così dotare il giovane di adeguate chiavi di lettura della realtà.

Il risultato?
Una generazione intera che per il solo fatto di essere nata e cresciuta circondata da strumenti tecnologici di ogni genere crede, anzi, è convinta di essere una generazione tecnologica, ma che di fatto è una generazione vittima della tecnologia.
Una generazione che poiché fin dai primi anni accede a qualsiasi tipo di esperienza crede di aver già vissuto, ma che non ha sviluppato la maturità necessaria per comprendere tali esperienze, per cui tutto alla fine viene vissuto come un episodio fra gli episodi, senza valori particolari, lasciando così spazio a una "noia esistenziale" che si riversa sull'esterno invece di provocare una auto-analisi ed autocritica costruttiva.
Una generazione abituata ad avere tutto e subito, con una tolleranza alla frustrazione praticamente inesistente, fenomeno accentuato dalla mancanza pressoché totale di autocritica e di una visione più ampia, che vada al di là della stessa esigenza da soddisfare al momento, qualsiasi essa sia.
Una generazione che crede di sapere, di conoscere la realtà e gli argomenti, ma che di fatto quasi sempre vive nell'illusione della conoscenza, di nuovo con il supporto di un uso scarsamente consapevole di tecnologia e media, dove troppo spesso il copia-incolla senza controllo è sinonimo di informazione e dove l'informazione è sinonimo di conoscenza.

E nella scuola questi aspetti sono talmente evidenti da risultare sconcertanti.
Ragazzi che non hanno idea di cosa voglia dire apprendere, che non sanno apprezzare l'investimento dei propri genitori per assicurare loro un'educazione di buon livello, che non hanno la minima concezione di cosa sia il rispetto per l'altro, che si sentono in diritto di non applicarsi perché la soluzione al problema in questione la si trova facilmente sul web, che dormono in aula, che passano ore sui social network invece di prestare attenzione, che entrano ed escono dall'aula per i motivi più disparati e futili e soprattutto senza chiedere permesso, che credono che perché si consegna un lavoro entro il termine stabilito si abbia diritto a una buona valutazione indipendentemente dalla qualità del lavoro consegnato, ... e purtroppo anche ragazzi che nonostante lo scarso rendimento vengono appoggiati e protetti dai genitori che chiedono, anzi, esigono che il figlio venga comunque valutato positivamente perché tanto alla fine gli serve solo "il pezzo di carta"...

Tutto questo parla di un sistema familiare e sociale allo sbando, che non promette nulla di buono neanche per le generazioni successive se non si mette in moto un processo di revisione profonda in grado di far fronte e sovvertire questo status quo.

In questo contesto, ritengo che il sistema educativo oggi stia commettendo l'Errore con la E maiuscola, l'errore fatale che finirà con il distruggere qualsiasi possibilità di ristabilire un ordine e un'efficacia nel sistema educativo stesso: inseguire gli studenti sul loro piano.

Lo sforzo estremo che il sistema educativo sta attuando, infatti, è quello di cercare in tutti i modi di coinvolgere studenti completamente distaccati dalla realtà con le tecniche più disparate: lezioni seminariali, strumenti tecnologici vari, realtà virtuale ed aumentata, gamification, e chi più ne ha...
Si obbligano gli insegnanti ad "attualizzarsi" su tecniche e tecnologie che sono contingenti, passeggere, che diverranno velocissimamente obsolete, come se questa fosse la chiave per comunicare con lo studente in una maniera effettiva.
In realtà non serve a nulla: un insegnante non riuscirà mai ad avere la stessa "competenza" che ha lo studente che vive di tecnologia e solo di quella!
Per cui il risultato è solo di ridicolizzare l'insegnante anche agli occhi dello studente, che simpaticamente e pateticamente lo considera un wannabe concedendogli uno sguardo di sufficienza: la beffa!

Ritengo che la strada da percorrere sia un'altra, e passa dall'eliminare definitivamente l'idea che lo studente vada assecondato, confortato, coccolato, compreso in tutto e per tutto, aiutato in ogni modo.
Una volta si producevano studenti di qualità perché il sistema educativo era fatto per educare, non per assistere. Per capire l'entità del fenomeno si dia un'occhiata alle statistiche di promossi/bocciati nelle scuole...
Il fatto che oggi la società e il mondo del lavoro non richiedano più una persona o un professionista preparato, colto e competente nel suo ambito non vuol dire che il sistema educativo non debba creare comunque questo tipo di figura: non perché debba "servire" ma perché deve esistere!
Se non torneranno presto ad esistere persone preparate, colte e competenti, le generazioni future saranno peggiori delle attuali, il mondo del lavoro, anzi, dell'economia e della finanza avrà trionfato, mentre quello dell'educazione avrà miseramente fallito.

Il sistema educativo deve trovare la dignità e la forza per riorganizzarsi.
Ma indipendentemente da questo, voi, cari millenials, svegliatevi! Uscite dal torpore, non pensiate che tutto vi sia dovuto, soprattutto non fatevi illusioni di potervi permettere tutto ciò che volete e di poterlo ottenere senza sforzi, non viviate nell'illusione che nulla ha importanza e che in qualche modo andrete avanti lo stesso.
Rimboccatevi le maniche, studiate, coltivate almeno una passione e fatene un motivo di vita.
E chiedete e sopportate anche no e delusioni, perché non siete affatto speciali.
Se il mondo vi ha deluso, riprendetevelo! Ma sappiate che per farlo dovrete prendere la pillola rossa ed affrontare lo schifo, per smettere di esserne vittime inconsapevoli, per controllarlo e dominarlo.
E la pillola rossa è, fondamentalmente, la conoscenza, quella vera.

PS: Ovviamente non è mai opportuno generalizzare: se è vero che mediamente lo studente che mi è capitato di avere in classe risponde pressoché perfettamente a questo stereotipo, è anche vero che ci sono state eccezioni... poche, molto poche... meno di 10 su 100...