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DiGiancarlo Di Marco

World Design Summit

A fine Ottobre sarò a Montreal, Canada, per il World Design Summit 2017.

E' stato infatti approvato il mio abstract "VR as Data Visualization".

DiGiancarlo Di Marco

Non si muore più per nulla

La democrazia è un atto di fiducia, o di fede.

Milioni di persone che delegano a pochi tanto gli onori come gli oneri di amministrare la propria esistenza in ogni suo aspetto, sperando che i delegati siano all'altezza.

Tutti questi giorni di incendio sul monte Morrone, nel Parco Nazionale (!!!) della Majella, sono l'ennesima prova di un sistema italia fallimentare in quasi ogni aspetto. Tanto a livello locale come a livello nazionale.

E poco importano le polemiche, responsabilità specifiche, prassi e procedure, chi deve emettere un'ordinanza, chi ha le mani legate "perché il comma 27.31/16y dice che"... Questo, appunto, è il sistema italia fallimentare, che di fronte a un qualsiasi evento, o "emergenza" secondo la definizione tanto di moda, non sa "dove mettere le mani" perché non ne è capace come sistema!

Una calamità come questa NON PUO' persistere tanto a lungo. Punto.

E non esistono momenti opportuni per sottolineare come il sistema italia sia fallimentare: lo è atemporalmente, prima-durante-dopo l'evento catastrofico.

Alcuni dicono che non serve a niente sottolinearlo nel momento dell'emergenza. Sono parzialmente d'accordo, nel senso che se non è mai servito a nulla denunciare alcunché, figuriamoci se possa servire nel momento specifico!

C'è sempre la speranza cieca che le coscienze si sveglino, anche quelle dei "capi" della democrazia, che dovrebbero far fronte alle centinaia di incendi appiccati solo questa estate con un bel decreto legge che dica (più o meno):

Ogni singolo metro quadrato di area soggetta a incendio è convertita automaticamente, senza possibilità di appello, fino alla fine dei tempi, a riserva naturale, pertanto intoccabile, inedificabile, inutilizzabile da chiunque e per qualsiasi motivo.

Anzi, dovrebbe stare nella Costituzione, insieme alla disattesa "nota" sulla guerra...

Foto in alto: Eduardo Gentile

DiGiancarlo Di Marco

Design Principles & Practices

A Marzo 2018 sarò a Barcellona per il congresso Design Principles & Practices, presso la Elisava Barcelona School of Design and Engineering.

E' stato infatti approvato il mio abstract dal titolo "Design in the Procedural Era".

DiGiancarlo Di Marco

Artigianato o digitale

Artigiano digitale, fonderia digitale, disegno digitale, ...

"Artigianato digitale" scuote profondamente, non tanto e non soltanto perché si tratta di fatto di un ossimoro, ma perché dimostra lo stato di assoluta confusione che regna nelle menti dei teorici e degli operatori del mio settore, quello del disegno digitale (includendo nella sua accezione più ampia anche le fasi di realizzazione del disegno, ovvero la fabbricazione digitale).

Per quanto l'attività del disegno digitale sia estremamente affascinante ed attuale, sfugge totalmente il senso di ricorrere alla parola artigianato per definirla seppur parzialmente: non c'è possibilità di accostare i due termini, neanche come provocazione, si tratta di un errore concettuale di fondo.

Sia chiaro, è comprensibile l'intenzione ma non tutto ciò che è comprensibile è necessariamente lecito o ha un senso.

Il disegno digitale, che oggi si vuol equiparare a un "artigianato evoluto" o, come anche si suol dire, "artigianato 2.0" (definizione questa che se possibile è ancora peggiore di "artigianato digitale"!), è la standardizzazione delle tecniche e tecnologie di produzione massiva, ovvero il fenomeno che fin dalla metà del 18° secolo ha di fatto determinato il declino dell'artigianato, o la sua morte in alcuni settori.

Poiché il disegno digitale è una disciplina in cui si progettano e realizzano prodotti, si può certamente pensare di fare un parallelo con l'artigianato ma questo dovrebbe necessariamente esaltare le enormi differenze e/o i punti di contatto fra i due ambiti, e non creare la confusione che volutamente si cerca di creare coniando termini ameni ed ossimori improbabili.

Di fatto il disegno digitale è la standardizzazione del disegno e della produzione, è la rinuncia all'unicità e a tutta una serie di valori specifici del prodotto unico, valori indissolubilmente legati all'artigianato e che si possono riassumere in due concetti: la cultura di progetto e il sapere incarnato.
Il disegno digitale, così come viene enfaticamente teorizzato ed applicato, è la negazione dell'artigianato.

E' possibile dunque che alla base di neologismi come "artigianato digitale" cia sia una confusione mentale-culturale-storica.
Ma c'è un'altra possibilità: la deriva tecnologica.

La deriva tecnologica si riconosce ogni qualvolta di fronte a un prodotto, in qualsiasi campo di applicazione, l'unica ragione che riusciamo a incontrare per la sua esistenza è "perché si" - velleità progettuale, oppure "e perché no?" - inutilità del disegno.
E non si tratta di un fenomeno nuovo: il bad use of technology esiste da sempre, rapportato in ogni epoca al livello tecnologico disponibile e sempre riconoscibile nella produzione della rispettiva epoca.

La deriva tecnologica è rappresentata nella quasi totalità delle applicazioni di disegno digitale (standardizzazione del disegno, produzione in serie, perdita del valore immateriale del disegno, disegno decontestualizzato, ecc.) e crea senz'altro un conflitto in chi opera nel settore: di fatto questo fenomeno si percepisce abbastanza chiaramente nella produzione contemporanea e ci porta a questionare il valore profondo della cosiddetta rivoluzione industriale in atto.

Il mondo fisico e quello virtuale sono inondati da disegno velleitario e disegno inutile.
Bad use of technology. La possibilità di fare qualsiasi cosa, barricata dietro la libertà e il diritto di poterlo fare, ha generato e continuerà a generare derive.
Dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti l'evidente perdita di valore che il disegno contemporaneo ha subito e continua a subire per effetto della deriva tecnologica e dell'esasperata ricerca dell'economia di scala, a sua volta dettata principalmente da fenomeni ormai incontrollabili come la globalizzazione (altro termine raccapricciante).

Forse proprio dalla percezione diffusa di questa deriva tecnologica nasce la volontà di equiparare il disegno digitale all'artigianato, come se parlare di artigianato digitale servisse a conferire a questo nuovo modello di disegno e produzione inumani la stessa dignità e lo stesso valore dell'artigianato reale.

Un modo per ridimensionare il fenomeno digitale e le sue conseguenze attuali è quello di "smorzare i toni" usando il buon senso.

La tecnologia di cui si dispone è uno strumento. La tecnologia o la possibilità tecnologica di disegnare o produrre qualsiasi cosa non va confusa con la necessità di produrre qualsiasi cosa solo perché tecnologicamente possibile.
Dunque non si tratta solamente della possibilità tecnologica di progettare o fabbricare oggetti complessi: se non si riesce a vedere più in là di questo, l'artigianato è destinato a soccombere alle leggi della società moderna, efficiente, standardizzata, seriale, 0100101010010111010101...

Ancor meglio, la tecnologia è come qualsiasi altro strumento di qualsiasi epoca storica: in mani sapienti serve a produrre bellezza, altrimenti produce sgorbi.
Infatti esistono eccezioni, casi di disegno digitale che fanno la storia della nostra epoca. Ma questo non può portare acriticamente a osannare il disegno digitale come fosse la rivoluzione del disegno e l'evoluzione dell'artigianato.
Sarebbe come dire che Leonardo ha dipinto La Gioconda perché nella sua epoca esistevano i colori a olio e si potevano tagliare tavole di legno.

Dietro ogni successo del disegno, sia esso digitale o analogico, c'è l'uomo, c'è la cultura di progetto, c'è il sapere incarnato.

Ai miei studenti dico sempre "non innamoratevi di un software, innamoratevi del vostro disegno".
Gli strumenti nascono, generano possbilità, passano.
Noi li usiamo.
Usiamoli bene.

Immagine Gioconda-selfie: http://www.scientificast.it/
DiGiancarlo Di Marco

Buena vibra!

La sensazione più bella, pensavo, è quella che si prova tenendo per la prima volta fra le mani la copia stampata del libro.
Sbagliavo.

La sensazione più bella è vedere e leggere, nelle foto e nelle parole pubblicate sul web, la soddisfazione di coloro che hanno comprato il mio libro.

A voi il mio più grande e sincero grazie!

Il libro Simplified Complexity è acquistabile direttamente sul sito internet dell'editore Le Penseur e su Amazon.it (anche con consegna giorno successivo).

DiGiancarlo Di Marco

Millenials e istruzione

Il famoso video di Simon Sinek sui millenials e il loro rapporto con il mondo del lavoro, esprime in maniera sintetica ma lucida e precisa il come e il perché di questo fenomeno generazionale.

Personalmente condivido quasi tutto il contenuto di questa intervista, ma a me interessano più gli aspetti relativi all'educazione e alla formazione del millenial studente.
Fortunatamente (o no?) mi trovo ad insegnare proprio a studenti millenials e ne conosco già un campione sufficiente per poter trarre alcune conclusioni.

Inquadrare il fenomeno dei millenials senza considerare aspetti socio-economici contemporanei significa limitare considerevolmente la comprensione del fenomeno stesso.

Soprattutto, nell'analisi occorre essere perfettamente consapevoli di quanto quello dei millenials sia solo il primo momento in cui un processo di degenerazione globale sia diventato visibile in maniera importante. Un processo che ha radici e responsabilità lontane ed è ancora in corso, per cui le generazioni successive non saranno migliori se lasciate a se stesse.

Chiaro, di per sé i millenials non sono né meglio né peggio dei ragazzi di qualsiasi epoca e generazione precedente: stesse caratteristiche medie, stesso QI, stesso potenziale.
Cos'hanno di diverso? Probabilmente l'illusione di vivere in un mondo e in una realtà che non esiste ma che gli è stata confezionata e venduta come l'unica possibile. Una generazione che allo stesso tempo è stata tradita dalla società e a cui è stato negato il supporto consapevole da parte della famiglia, incapace quest'ultima di comprendere il cambiamento in atto nel mondo e così dotare il giovane di adeguate chiavi di lettura della realtà.

Il risultato?
Una generazione intera che per il solo fatto di essere nata e cresciuta circondata da strumenti tecnologici di ogni genere crede, anzi, è convinta di essere una generazione tecnologica, ma che di fatto è una generazione vittima della tecnologia.
Una generazione che poiché fin dai primi anni accede a qualsiasi tipo di esperienza crede di aver già vissuto, ma che non ha sviluppato la maturità necessaria per comprendere tali esperienze, per cui tutto alla fine viene vissuto come un episodio fra gli episodi, senza valori particolari, lasciando così spazio a una "noia esistenziale" che si riversa sull'esterno invece di provocare una auto-analisi ed autocritica costruttiva.
Una generazione abituata ad avere tutto e subito, con una tolleranza alla frustrazione praticamente inesistente, fenomeno accentuato dalla mancanza pressoché totale di autocritica e di una visione più ampia, che vada al di là della stessa esigenza da soddisfare al momento, qualsiasi essa sia.
Una generazione che crede di sapere, di conoscere la realtà e gli argomenti, ma che di fatto quasi sempre vive nell'illusione della conoscenza, di nuovo con il supporto di un uso scarsamente consapevole di tecnologia e media, dove troppo spesso il copia-incolla senza controllo è sinonimo di informazione e dove l'informazione è sinonimo di conoscenza.

E nella scuola questi aspetti sono talmente evidenti da risultare sconcertanti.
Ragazzi che non hanno idea di cosa voglia dire apprendere, che non sanno apprezzare l'investimento dei propri genitori per assicurare loro un'educazione di buon livello, che non hanno la minima concezione di cosa sia il rispetto per l'altro, che si sentono in diritto di non applicarsi perché la soluzione al problema in questione la si trova facilmente sul web, che dormono in aula, che passano ore sui social network invece di prestare attenzione, che entrano ed escono dall'aula per i motivi più disparati e futili e soprattutto senza chiedere permesso, che credono che perché si consegna un lavoro entro il termine stabilito si abbia diritto a una buona valutazione indipendentemente dalla qualità del lavoro consegnato, ... e purtroppo anche ragazzi che nonostante lo scarso rendimento vengono appoggiati e protetti dai genitori che chiedono, anzi, esigono che il figlio venga comunque valutato positivamente perché tanto alla fine gli serve solo "il pezzo di carta"...

Tutto questo parla di un sistema familiare e sociale allo sbando, che non promette nulla di buono neanche per le generazioni successive se non si mette in moto un processo di revisione profonda in grado di far fronte e sovvertire questo status quo.

In questo contesto, ritengo che il sistema educativo oggi stia commettendo l'Errore con la E maiuscola, l'errore fatale che finirà con il distruggere qualsiasi possibilità di ristabilire un ordine e un'efficacia nel sistema educativo stesso: inseguire gli studenti sul loro piano.

Lo sforzo estremo che il sistema educativo sta attuando, infatti, è quello di cercare in tutti i modi di coinvolgere studenti completamente distaccati dalla realtà con le tecniche più disparate: lezioni seminariali, strumenti tecnologici vari, realtà virtuale ed aumentata, gamification, e chi più ne ha...
Si obbligano gli insegnanti ad "attualizzarsi" su tecniche e tecnologie che sono contingenti, passeggere, che diverranno velocissimamente obsolete, come se questa fosse la chiave per comunicare con lo studente in una maniera effettiva.
In realtà non serve a nulla: un insegnante non riuscirà mai ad avere la stessa "competenza" che ha lo studente che vive di tecnologia e solo di quella!
Per cui il risultato è solo di ridicolizzare l'insegnante anche agli occhi dello studente, che simpaticamente e pateticamente lo considera un wannabe concedendogli uno sguardo di sufficienza: la beffa!

Ritengo che la strada da percorrere sia un'altra, e passa dall'eliminare definitivamente l'idea che lo studente vada assecondato, confortato, coccolato, compreso in tutto e per tutto, aiutato in ogni modo.
Una volta si producevano studenti di qualità perché il sistema educativo era fatto per educare, non per assistere. Per capire l'entità del fenomeno si dia un'occhiata alle statistiche di promossi/bocciati nelle scuole...
Il fatto che oggi la società e il mondo del lavoro non richiedano più una persona o un professionista preparato, colto e competente nel suo ambito non vuol dire che il sistema educativo non debba creare comunque questo tipo di figura: non perché debba "servire" ma perché deve esistere!
Se non torneranno presto ad esistere persone preparate, colte e competenti, le generazioni future saranno peggiori delle attuali, il mondo del lavoro, anzi, dell'economia e della finanza avrà trionfato, mentre quello dell'educazione avrà miseramente fallito.

Il sistema educativo deve trovare la dignità e la forza per riorganizzarsi.
Ma indipendentemente da questo, voi, cari millenials, svegliatevi! Uscite dal torpore, non pensiate che tutto vi sia dovuto, soprattutto non fatevi illusioni di potervi permettere tutto ciò che volete e di poterlo ottenere senza sforzi, non viviate nell'illusione che nulla ha importanza e che in qualche modo andrete avanti lo stesso.
Rimboccatevi le maniche, studiate, coltivate almeno una passione e fatene un motivo di vita.
E chiedete e sopportate anche no e delusioni, perché non siete affatto speciali.
Se il mondo vi ha deluso, riprendetevelo! Ma sappiate che per farlo dovrete prendere la pillola rossa ed affrontare lo schifo, per smettere di esserne vittime inconsapevoli, per controllarlo e dominarlo.
E la pillola rossa è, fondamentalmente, la conoscenza, quella vera.

PS: Ovviamente non è mai opportuno generalizzare: se è vero che mediamente lo studente che mi è capitato di avere in classe risponde pressoché perfettamente a questo stereotipo, è anche vero che ci sono state eccezioni... poche, molto poche... meno di 10 su 100...

DiGiancarlo Di Marco

Cos’è Simplified Complexity

Alcuni utenti incuriositi dal mio libro Simplified Complexity si stanno domandando se il libro sia un manuale di Rhino.

In realtà il sottotitolo dell'opera è "Metodo per la modellazione NURBS avanzata con Rhinoceros", dunque si tratta di un metodo e non di un manuale.
Tratto da Wikipedia, dicesi metodo "[un set di] regole e principi nella procedura da adottare nella acquisizione della conoscenza per il conseguimento di un'azione efficace".

Dunque Simplified Complexity non è un manuale di Rhinoceros, ovvero all'interno non si trova una descrizione puntuale e disarticolata di tutti i comandi del programma, bensì nel libro si struttura un percorso il cui obiettivo è comprendere a fondo la geometria NURBS su cui è basato il programma per dominarla in qualsiasi contesto progettuale, sia esso architettonico, di design industriale o di prodotto.

Chiaramente, una volta appresi i fondamenti della geometria NURBS, si aprono descrizioni di alcuni comandi decisamente più approfondite di quelle che si incontrano in un comune manuale.
Nello specifico, il libro contiene la descrizione dettagliata di circa 80 comandi, fra cui tutti i comandi di creazione di superfici, probabilmente i più importanti per creare modelli 3D.

Per comprendere meglio questa particolarità di Simplified Complexity, faccio un auto-riferimento a un webinar gratuito che diedi un paio di anni fa sul comando _Sweep2. Il webinar durò 2 ore e 30 minuti e dovetti interrompere perché era ora di cena e mi aspettavano alcuni ospiti.
Si può parlare per più di 2 ore di un solo comando? La risposta è: dipende!
Sicuramente si può dare una descrizione da manuale: "il comando genera una superficie a partire da due binari e curve di sezione trasversali" e condire il tutto con un po' di "clicca qui e clicca là".
Ma se si vuol comprendere a fondo il funzionamento del comando, e soprattutto imparare come ottenere ogni volta il miglior risultato possibile in termini di complessità della superficie risultante, bisogna necessariamente conoscere la geometria NURBS, la topologia NURBS e il funzionamento specifico di Rhinoceros in relazione alla geometria NURBS.
Tutto questo, in Simplified Complexity, è la costante del metodo.

Citando l'introduzione:

Questo libro non è un manuale di Rhinoceros. Si troveranno descritti e analizzati in dettaglio circa 80 strumenti fra modellazione e analisi, soffermandosi sul perché un comando funziona come funziona, quali sono le implicazioni dal punto di vista della geometria creata con un comando o con un altro, quali sono i vantaggi/svantaggi di utilizzare un certo processo di modellazione anziché un altro, quali sono i trucchi per ottenere risultati geometricamente complicati ma topologicamente più semplici.
Il metodo proposto come approccio generale alla modellazione NURBS con Rhino è quello della Simplified Complexity che, tramite un profondo conoscimento della geometria NURBS, aspira a ottenere sempre le superfici più semplici controllandone la complessità formale.

Come acquistare

Il libro Simplified Complexity è acquistabile direttamente sul sito internet dell'editore Le Penseur e su Amazon.it (anche con consegna giorno successivo).

Attualmente è disponibile solo l'edizione in italiano, mentre le edizioni tradotte in spagnolo ed inglese saranno pubblicate nei prossimi mesi.

Corsi Rhinoceros base e avanzato

I miei corsi di Rhinoceros e Grasshopper sono disponibili sul sito internet ARTC.it.

DiGiancarlo Di Marco

Workshoppismo

Perché c'è un fiorire di corsi/workshop, online e presenziali, full-immersion e non, certificati e non... validi e non?

Dopo quasi 20 anni di esperienza con 15 di docenza, mi son fatto un'idea che probabilmente non sarà esatta al 100% ma se non altro può servire da stimolo per una riflessione.

Il livello di preparazione medio è sceso notevolmente, e parallelamente è aumentata la presunzione.
Molte volte ho visto partecipanti a corsi salire sul treno della formazione ed offrire dopo meno di una settimana lo stesso corso cui avevano partecipato. Vi starete ponendo le stesse domande che mi sono posto anch'io: con che preparazione, con che dominio della materia... ma soprattutto, con che faccia?!

La realtà è che il target della formazione non diminuisce mai, anzi, con l'evoluzione delle tecnologie di comunicazione questo target continua ad espandersi.
Un target che per lo più si forma (ci prova) utilizzando il materiale didattico disponibile gratuitamente online, ottimo se si ha già una preparazione sufficiente, frammentato e scarsamente utile per chi inizia. Lo stesso materiale che si trova online (articoli, tutorial, ecc.) quasi sempre lascia molto a desiderare dal punto di vista della qualità e dei contenuti.

In questo panorama, basta avere una conoscenza un po' superiore alla media per aver qualcosa da insegnare! In più il mondo della formazione è, diciamolo, abbastanza redditizio e quindi fa gola a chiunque.

Un consiglio alle generazioni di "apprendisti" contemporanei: investite su voi stessi individuando buone scuole o buoni docenti e seguendo corsi almeno certificati. Lasciate perdere i tutorial se non avete già un buon livello di conoscenza, rischiate solo di perdere tempo prezioso e molto più costoso del corso cui state rinunciando!

ARTC.it - Corsi di formazione certificati

ARTC.it è il service di formazione, prodotti e servizi che ho fondato diversi anni fa e dove ho avuto l'onore e la fortuna di coinvolgere importanti nomi internazionali come Arturo Tedeschi, FlyingArchitecture ed altri.

Vai al sito ARTC.it

Simplified Complexity

E' disponibile il mio libro Simplified Complexity in cui presento un metodo per apprendere a modellare con Rhinoceros nel migliore dei modi.

Il libro può essere acquistato sul sito dell'editore Le Penseur e su Amazon.it.

DiGiancarlo Di Marco

Simplified Complexity

Sta per essere pubblicato il mio primo libro, Simplified Complexity - Metodo per la modellazione NURBS avanzata con Rhinoceros.

Il metodo proposto come approccio generale alla modellazione NURBS con Rhino è basato sul profondo conoscimento della geometria NURBS, per aspirare ad ottenere sempre le superfici più semplici controllandone la complessità formale. Il sogno di ogni progettista!

Con questo metodo il designer, l’architetto o qualsiasi utente che aspiri ad utilizzare Rhinoceros in maniera professionale (quindi secondo canoni di qualità, efficienza ed economia) potrà evitare di perdersi nelle trappole della modellazione NURBS e tracciare immediatamente il cammino più rapido che porta al risultato migliore.

La pretesa del libro è offrire un set di nozioni e informazioni strutturate perché il lettore possa acquisire conoscenza utile, cioè possa apprendere i concetti, i segreti e i trucchi della modellazione avanzata con Rhinoceros.

DiGiancarlo Di Marco

Campus Party 2017 – Guadalajara

Il 7 Luglio sarò al Campus Party 2017 a Guadalajara, Jalisco, México.

Nell’ambito del workshop “Hack the future” (#HackTheFuture) terrò il seminario “Tendencias de Diseño Digital” in cui si parlerà dell’uso professionale del disegno digitale.

Sinossi
Oggi abbiamo la libertà di immaginare e produrre un’infinità di forme e strutture, dato che gli strumenti di disegno e fabbricazione digitale permettono la progettazione e la produzione di qualsiasi cosa.
Il prezzo da pagare per questa libertà è che sta diventando assolutamente necessario dominare i processi del disegno e della fabbricazione digitale: non necessariamente al fine di gestire direttamente tali processi, quanto piuttosto per conseguire una vera libertà creativa consapevole.