Archivio dei tag pensieri sparsi

DiGiancarlo Di Marco

Così proteggiamo i nostri figli

Oggi, 11 Gennaio 2018, c'è un'altra notizia che mi fa pensare.

In realtà la notizia l'ho letta ieri su Repubblica: "Siracusa, i genitori di un alunno rompono una costola al prof per un rimprovero".

Non è un fenomeno italiano, è mondiale, senza generalizzare ovviamente ma queste cose succedono un po' ovunque, anche qui in Messico dove vivo e insegno.

E' tutto sbagliato! La maniera in cui si abbandonano i figli a se stessi per poi "proteggerli" nelle situazioni in cui non ci sarebbe nulla da proteggere è completamente aberrante!

Quando frequentavo le scuole elementari ci fu un caso di un maestro che tirò un orecchio a un ragazzino causandogli una piccola ferita: ovviamente era stato troppo, ma comunque ancora a quei tempi i maestri usavano il "castigo" come strumento di correzione/educazione.

Giustamente queste forme di comportamento da parte del corpo docente sono ormai ritenute fuori luogo e deprecate.

Ma...

Se tuo figlio è un bully allora tuo figlio è un problema. Tu genitore hai un problema. E non lo puoi nascondere proteggendo tuo figlio. TU GENITORE HAI UN PROBLEMA, tuo figlio è solo la verità che viene a galla.

Se tuo figlio va male a scuola tuo figlio ha un problema. Le sfumature in questo caso sono diverse ma generalizzando un poco (pietà, lo so, non si fa ma neanche posso scrivere un trattato) se un ragazzo va male a scuola è perché o non si applica o non gli interessa. Se non gli interessa è un problema del ragazzo: soffrirà durante le scuole dell'obbligo e quando ne uscirà farà la sua vita. Ma se non si applica è estremamente probabile che i suoi problemi derivino in qualche modo da te genitore!
In ogni caso il problema non è mai il docente! Quindi "proteggere" da che? Il ragazzo da se stesso? O il genitore dalle verità scomode?

DiGiancarlo Di Marco

Bullying, le nostre responsabilità

Oggi, 11 Gennaio 2018, cercando in internet la parola "bullying" compaiono come primi risultati le foto di Ammy Everett.

Ammy Everett aveva 14 anni il giorno in cui ha deciso di togliersi la vita: non ha retto alle pressioni del bullying online, scatenatosi in seguito alla sua partecipazione come testimonial di una marca australiana di cappelli tipici.

Terribile!
Il bullying, ovviamente, è terribile.
Ma ciò che è ancor più terribile, nella mia umile opinione, è quanto sia diventato normale che un minore possa essere catapultato all'attenzione dei (social) media.

Si, esiste il bullying ed è una delle manifestazioni più basse della natura umana, anche in tenera età, ma non solo.

Però esiste anche la nostra responsabilità come adulti di proteggere un minore fino a quando il suo sviluppo (o la vita) lo abbiano dotato degli strumenti caratteriali e psicologici per reggere alle botte fisiche e metaforiche.

Io potrei essere testimonial di una campagna pubblicitaria di cappelli tradizionali australiani? Certamente, lo farei, si tratta di business. E se qualcuno domani mi prendesse in giro io sarei in grado di capire la stupidità di chi cerca di offendere e soprattutto sarei ben cosciente del perché ho deciso di fare da testimonial.

Ma una ragazzina di 14 anni, anzi meno perché la campagna pubblicitaria risale ad alcuni anni fa, come può reggere alla cretinaggine dei suoi compagni, o meglio, alla stupidità del mondo?
Perché questa ragazzina è stata testimonial (a 11 anni? a 12? a 10?) in una pubblicità? A quale scopo? Per soldi? Per creare una piccola star?

Ci sono i colpevoli del bulllying, questo è certo, ma ci sono le responsabilità del mondo dei grandi, che sono molto più pesanti in quanto riguardano l'intera popolazione mondiale di minori, non solo il caso di questa povera ragazzina.

DiGiancarlo Di Marco

Corruzione

E ancora a dire la mia, oggi sulla corruzione.
In Messico, dove vivo, tutti si lamentano della corruzione, anche gli italiani che vivono qua.
E le osservazioni che vengono sollevate riguardano per lo più due casistiche: 1) il potente di turno che in virtù della sua posizione può arraffare tutto ciò che vuole arricchendo sé e la sua famiglia (spesso estesa) e 2) il poliziotto di turno che si lascia corrompere per (l'equivalente di...) pochi euro e che ti lascia guidare ubriaco o non ti multa per divieti vari.
Tutto giusto, la corruzione c'è e si vede!
E tuttavia...
 
Mi preoccupa infinitamente di più la corruzione italiana, che non si vede.
Quella che ti fa pagare il 22% di IVA che presto sarà il 23%.
Quella che ti impone la minimum tax per cui anche se non fatturi paghi lo stesso le tasse.
Quella che ti toglie (mediamente) metà dei tuoi guadagni con le tasse.
Quella che oltre a dimezzarti lo stipendio con le tasse ti lascia di fatto anche senza i servizi più elementari.
Quella che non le interessa migliorare i servizi perché è in combutta con i servizi privati.
Quella mascherata da istituzioni e regole e leggi statali-regionali-provinciali-comunali.
Quella che crea, consolida e blinda corporazioni varie.
Quella che istituzionalizza l'influenza degli interessi privati nella legislazione del paese.
Quella che pensa solo a se stessa e non ti lascia fare la tua vita.
 
Messico.
Allestisci un carretto per vendere spremute d'arancia per strada.
Investimento: costo di allestimento del carretto.
Costi di esercizio: acquisto di arance.
Utili: ricavo delle vendite delle spremute meno costo di acquisto delle arance.
Corruzione: più o meno mensilmente passa "qualcuno" a ritirare la tangentina d'obbligo.
 
Italia.
Allestisci un carretto per vendere spremute d'arancia per strada.
Investimento: costo di allestimento del carretto.
Costi di esercizio: acquisto di arance.
Utili: ricavo delle vendite delle spremute meno costo di acquisto delle arance.
Corruzione:
  1. Corso di manipolazione di alimenti... Esatto, come se stessi aprendo un ristorante! Tagliare a metà un'arancia e spremerla è, per la legge italiana, lo stesso che sfilettare un pesce-palla e servirlo crudo! Importo: 700EUR.
  2. Licenza commerciale... Esatto, come se stessi aprendo un locale! Importo: (più o meno) 10.000EUR.
  3. Occupazione di suolo pubblico...
  4. Verifiche ASL...
  5. Denunce del bar dietro l'angolo (gli togli mercato)...
  6. Altre verifiche ASL "mandate" dal proprietario del bar dietro l'angolo...
  7. Colui che ha il potere di mettere il bastone fra le ruote della tua attività, che arriva e poiché fa caldo ed ha sete gentilmente "ti chiede" una spremuta che tu gentilmente "gli doni"...
  8. Varie ed eventuali...

E' giusto come funziona in Messico? No. Ed è evidentemente e palesemente un sistema corrotto.
Ma ti lascia vivere!

Fino a che punto è doveroso anteporre la giustizia alla possibilità per la gente di sopravvivere?

DiGiancarlo Di Marco

Ciao terremoto

Tanta gente, vittima di stereotipi e cliché mediatici e anche di un po' di ignoranza, mi ha domandato e mi domanda come si vive in Messico.

Prima di tutto una notizia che ho scoperto essere, per l'italiano medio, un vero e proprio scoop: il Messico fa parte del Nord America! Tadaaaaaa! Si parla spagnolo ma si sta insieme a USA e Canada. Sapevatelo!

Detto questo, niente sombrero né siesta, qui si lavora più che in Italia e, a parte la zona desertica a nord del paese, il clima non è affatto da morire di caldo.
Giusto per dare un'idea: ci sono giorni in cui entro all'università alle 6:30am perché le lezioni iniziano alle 7 di mattina; e ci sono giorni in cui esco dall'università alle 10:30pm perché le lezioni finiscono alle 22.

Da nord a sud di Città del Messico, in mezzo alla città, c'è un'autostrada su due livelli: al piano terra 4 corsie più due laterali; al primo piano 6 corsie. Nel centro ci sono torri di svariate decine di piani... come in "ammerica".
Ma tutto questo è folklore, gossip, quasi sfottò, me ne rendo conto e mi scuso.

Però c'è qualcosa che veramente non capisco, ed è questo.
Ieri, 7 Settembre 2017 alle 23:49 la terra ha tremato qui in Messico. Io stavo finendo di tradurre un capitolo del mio libro quando ha suonato l'allarme sismico... si, l'allarme sismico... la sirena... come non sapete cos'è? Ma perché, in Italia non c'è? Dico, almeno nelle grandi città... No?!?!?
Beh, succede che in questo Paese, il Messico, che nell'immaginario collettivo è desertico-polveroso-pericoloso, l'allarme sismico suona almeno 30sec-1min prima del terremoto. Contemporaneamente arriva un allarme sul telefono. Insomma, è difficile che uno non sappia che sta per succedere qualcosa! Certo, non è molto tempo però è qualcosa, puoi uscire, ti puoi SALVARE!

C'è un'altra cosa che non capisco.
Oggi, venerdì, le lezioni all'università sono state annullate, in realtà sono state annullate in tutte le scuole. Ma non perché gli studenti potessero restare a casa "sicuri" con i genitori, bensì perché nelle scuole venissero effettuate le verifiche strutturali!

Insomma, tutto come da noi in Italia, in quello che qui in Messico chiamano il "primo mondo", uguale uguale.

DiGiancarlo Di Marco

Artigianato o digitale

Artigiano digitale, fonderia digitale, disegno digitale, ...

"Artigianato digitale" scuote profondamente, non tanto e non soltanto perché si tratta di fatto di un ossimoro, ma perché dimostra lo stato di assoluta confusione che regna nelle menti dei teorici e degli operatori del mio settore, quello del disegno digitale (includendo nella sua accezione più ampia anche le fasi di realizzazione del disegno, ovvero la fabbricazione digitale).

Per quanto l'attività del disegno digitale sia estremamente affascinante ed attuale, sfugge totalmente il senso di ricorrere alla parola artigianato per definirla seppur parzialmente: non c'è possibilità di accostare i due termini, neanche come provocazione, si tratta di un errore concettuale di fondo.

Sia chiaro, è comprensibile l'intenzione ma non tutto ciò che è comprensibile è necessariamente lecito o ha un senso.

Il disegno digitale, che oggi si vuol equiparare a un "artigianato evoluto" o, come anche si suol dire, "artigianato 2.0" (definizione questa che se possibile è ancora peggiore di "artigianato digitale"!), è la standardizzazione delle tecniche e tecnologie di produzione massiva, ovvero il fenomeno che fin dalla metà del 18° secolo ha di fatto determinato il declino dell'artigianato, o la sua morte in alcuni settori.

Poiché il disegno digitale è una disciplina in cui si progettano e realizzano prodotti, si può certamente pensare di fare un parallelo con l'artigianato ma questo dovrebbe necessariamente esaltare le enormi differenze e/o i punti di contatto fra i due ambiti, e non creare la confusione che volutamente si cerca di creare coniando termini ameni ed ossimori improbabili.

Di fatto il disegno digitale è la standardizzazione del disegno e della produzione, è la rinuncia all'unicità e a tutta una serie di valori specifici del prodotto unico, valori indissolubilmente legati all'artigianato e che si possono riassumere in due concetti: la cultura di progetto e il sapere incarnato.
Il disegno digitale, così come viene enfaticamente teorizzato ed applicato, è la negazione dell'artigianato.

E' possibile dunque che alla base di neologismi come "artigianato digitale" cia sia una confusione mentale-culturale-storica.
Ma c'è un'altra possibilità: la deriva tecnologica.

La deriva tecnologica si riconosce ogni qualvolta di fronte a un prodotto, in qualsiasi campo di applicazione, l'unica ragione che riusciamo a incontrare per la sua esistenza è "perché si" - velleità progettuale, oppure "e perché no?" - inutilità del disegno.
E non si tratta di un fenomeno nuovo: il bad use of technology esiste da sempre, rapportato in ogni epoca al livello tecnologico disponibile e sempre riconoscibile nella produzione della rispettiva epoca.

La deriva tecnologica è rappresentata nella quasi totalità delle applicazioni di disegno digitale (standardizzazione del disegno, produzione in serie, perdita del valore immateriale del disegno, disegno decontestualizzato, ecc.) e crea senz'altro un conflitto in chi opera nel settore: di fatto questo fenomeno si percepisce abbastanza chiaramente nella produzione contemporanea e ci porta a questionare il valore profondo della cosiddetta rivoluzione industriale in atto.

Il mondo fisico e quello virtuale sono inondati da disegno velleitario e disegno inutile.
Bad use of technology. La possibilità di fare qualsiasi cosa, barricata dietro la libertà e il diritto di poterlo fare, ha generato e continuerà a generare derive.
Dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti l'evidente perdita di valore che il disegno contemporaneo ha subito e continua a subire per effetto della deriva tecnologica e dell'esasperata ricerca dell'economia di scala, a sua volta dettata principalmente da fenomeni ormai incontrollabili come la globalizzazione (altro termine raccapricciante).

Forse proprio dalla percezione diffusa di questa deriva tecnologica nasce la volontà di equiparare il disegno digitale all'artigianato, come se parlare di artigianato digitale servisse a conferire a questo nuovo modello di disegno e produzione inumani la stessa dignità e lo stesso valore dell'artigianato reale.

Un modo per ridimensionare il fenomeno digitale e le sue conseguenze attuali è quello di "smorzare i toni" usando il buon senso.

La tecnologia di cui si dispone è uno strumento. La tecnologia o la possibilità tecnologica di disegnare o produrre qualsiasi cosa non va confusa con la necessità di produrre qualsiasi cosa solo perché tecnologicamente possibile.
Dunque non si tratta solamente della possibilità tecnologica di progettare o fabbricare oggetti complessi: se non si riesce a vedere più in là di questo, l'artigianato è destinato a soccombere alle leggi della società moderna, efficiente, standardizzata, seriale, 0100101010010111010101...

Ancor meglio, la tecnologia è come qualsiasi altro strumento di qualsiasi epoca storica: in mani sapienti serve a produrre bellezza, altrimenti produce sgorbi.
Infatti esistono eccezioni, casi di disegno digitale che fanno la storia della nostra epoca. Ma questo non può portare acriticamente a osannare il disegno digitale come fosse la rivoluzione del disegno e l'evoluzione dell'artigianato.
Sarebbe come dire che Leonardo ha dipinto La Gioconda perché nella sua epoca esistevano i colori a olio e si potevano tagliare tavole di legno.

Dietro ogni successo del disegno, sia esso digitale o analogico, c'è l'uomo, c'è la cultura di progetto, c'è il sapere incarnato.

Ai miei studenti dico sempre "non innamoratevi di un software, innamoratevi del vostro disegno".
Gli strumenti nascono, generano possbilità, passano.
Noi li usiamo.
Usiamoli bene.

Immagine Gioconda-selfie: http://www.scientificast.it/